martedì 5 aprile 2011

AL VINITALY CON L'AIS CAMPANIA

Ecco a voi il programma dell'Ais Campania al Vinitaly 2011....beati quelli che si godranno questo po pò di roba.......
A me non resta che aspettare e cogliere le impressioni dei partecipanti al loro ritorno....sigh 
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VINITALY 2011
Programma Vigna Campania Area Tecnica Padiglione Campania
Giovedì 07 aprile
Ore 15,30 : “Spumeggiante Campania”
Asprinio d’Aversa brut I Borboni; Greco Spumante Fattoria La Rivolta;Principe Lotario Aglianico rosato Fontanavecchia;Selim viticoltori De Conciilis; Dubl Falanghina Feudi San Gregorio; Blow Aglianico Rosato VSQ Villa Raiano.
Venerdì 08 aprile
Ore 13,00 : conferenza stampa
Ore 15,30 : “Dieta Mediterranea patrimonio dell’umanità” dibattito con Alfonso Iaccarino e Giorgio Calabresi
Sabato 9 aprile
Ore 12,00: “Dieta Mediterranea patrimonio dell’umanità” dibattito con Alfonso Iaccarino e Giorgio Calabresi
Ore 16,00: “La storia siamo noi …la storia continua” degustazione di storici vitigni rossi Campani raccontati da Luigi Moio e Nicoletta GargiuloTaurasi Riserva docg “130” Mastroberardino; Campi Flegrei Piedirosso doc Montegauro 2005 Grotta del Sole; Aglianico del Taburno doc Bue Apis Cantina del Taburno; Montevetrano colli di Salerno igt 08 Montevetrano ; Falerno del Massico doc 2008 Moio; Ambruco Terre del Volturno igt Terre del Principe.
Domenica 10 aprile
Ore 11,00 : “La storia siamo noi …la storia continua” degustazione di storici vini bianchi Campani raccontati da Daniele Cernilli e Nicoletta Gargiulo.
Ischia Biancolella D’Ambra; Fiano d’Avellino 08 Ciro Picariello; Greco di tufo 09 Cantina dell’Angelo; Campanaro igt Feudi San Gregorio;Falanghina doc Masseria Frattasi ; Furore Bianco Costa d’Amalfi doc Fiorduva di Marisa Cuomo
Ore 16,00 : “I vitigni autoctoni” sei storie campane.
Piedirosso dei Campi Flegrei doc La Sibilla; Fiano d’avellino docg 2009 Pietramara etichetta bianca I Favati; Gladius Roccamonfina igt Tenuta Adolfo Spada; Sabbie di sopra il Bosco Nanni Copè; Greco di Tufo docg Vigna Cicogna Benito Ferrara,Terra D’Eclano Quintodecimo.
Lunedì 11 aprile
Ore 12,00 : “Dolce Campania”
Tenuta Giardini Arimei Fratelli Muratori; Mel Cantine Antonio Caggiano; Zingarella Moscato di BaseliceMasseria Parisi;Fiano Passito Luigi Maffini; Eleusi Villa Matilde

martedì 29 marzo 2011

LA BOTTIGLIA DELL'UNITA' D'ITALIA


"UNA”, la bottiglia celebrativa dei 150 anni dell’Unità d’Italia, è stata consegnata ieri al presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano. Ettore Riello, Giovanni Mantovani e Nicola Moscardo, presidente, direttore generale e consigliere d’amministrazione di Veronafiere, ente che ha progettato “la Bottiglia dell’Unità d’Italia”, hanno omaggiato Napolitano con la bottiglia numero 1 durante la visita del Capo dello Stato a 150 personalità di rilievo della comunità italiana a New York.

l progetto de “La Bottiglia dell’Unità d’Italia” racchiude un alto valore simbolico: si propone infatti di promuovere le peculiarità della vitivinicoltura italiana, presente in ognuna delle 20 regioni italiane e per questo ricca di differenze, e i valori culturali tipici del Belpaese. I due vini (uno bianco e uno rosso) prodotti direttamente da Veronafiere, nascono dall’unione di 20 vini bianchi e di 20 vini rossi ottenuti da altrettante uve autoctone tipiche di ogni regione italiana, selezionate ed indicate da ciascun assessorato all’Agricoltura d’Italia. I vini sono stati valutati, selezionati e armonizzati da un’apposita commissione formata da qualificati enologi nominati dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani.
Anche le bottiglie sono uniche, ideate e disegnate dal celebre architetto italiano Aldo Cibic sotto la direzione creativa di Riccardo Facci. Portano la loro firma anche etichetta e confezione. Il tutto è ispirato alla più antica tradizione italiana (il carattere scelto è stato ideato da Giovanni Battista Bodoni nel diciassettesimo secolo) ma con un segno decisamente più contemporaneo ed una purezza di linea che ricorda i dipinti dell’artista bolognese, Giorgio Morandi.
Sono state prodotte complessivamente 6.800 bottiglie in tre formati: jeroboam (3 litri), magnum (1,5 litri) e standard (0,75 litri). Oltre che al presidente della Repubblica, le bottiglie saranno donate a tutte le più importanti autorità italiane ed estere e alle ambasciate italiane.

Le 20 uve di vitigni autoctoni a bacca rossa che hanno dato origine al “Vino Rosso d’Italia”

Regione Autonoma Valle d’Aosta: vitigno Petit rouge;
Regione Piemonte: vitigno Barbera;
Regione Lombardia: vitigno Croatina;
Regione Liguria: vitigno Rossese di Dolceacqua;
Regione Veneto: vitigno Raboso;
Regione Trentino Alto Adige: vitigno Teroldego;
Regione Friuli Venezia Giulia: vitigno Refosco dal peduncolo rosso
Regione Emilia Romagna: vitigno Sangiovese
Regione Toscana: vitigno Sangiovese
Regione Lazio: vitigno Cesanese di Affile
Regione Umbria: vitigno Sagrantino
Regione Marche: vitigno Lacrima
Regione Abruzzo: vitigno Montepulciano
Regione Molise: vitigno Tintilia
Regione Puglia: vitigno Negroamaro
Regione Campania: vitigno Aglianico
Regione Basilicata: vitigno Aglianico del Vulture
Regione Calabria: vitigno Gaglioppo
Regione Sicilia: vitigno Nero d’Avola
Regione Sardegna: vitigno Carignano

Le 20 uve di vitigni autoctoni a bacca bianca che hanno dato origine al “Vino Bianco d’Italia”

Regione Valle d’Aosta: vitigno Priè blanc
Regione Piemonte: vitigno Cortese
Regione Liguria: vitigno Vermentino
Regione Lombardia: vitigno Trebbiano di Lugana
Regione Veneto: vitigno Garganega
Regione Trentino Alto Adige: vitigno Weissburgunder
Regione Friuli Venezia Giulia: vitigno Friulano
Regione Emilia Romagna: vitigno Pignoletto
Regione Toscana. vitigno Vernaccia di San Gimignano
Regione Umbria: vitigno Grechetto
Regione Lazio: vitigno Malvasia
Regione Marche: vitigno Verdicchio
Regione Abruzzo: vitigno Trebbiano
Regione Molise: vitigno Falanghina
Regione Puglia: vitigno Fiano
Regione Campania: vitigno Fiano
Regione Basilicata: vitigno Greco
Regione Calabria: vitigno Greco bianco
Regione Sicilia: vitigno Grillo
Regione Sardegna: vitigno 

LA RIFLESSIONE DEL GIORNO....

Ieri, aspettando che ci allestissero una nuova sala per la lezione, io e la mia cara amica Serena abbiamo fatto quattro chiacchiere con il segretario dell’Ais Napoli, Guido Fusco. 


Persona disponibile e solare, Guido, ci ha parlato di persone che si sono avvicinate per pura curiosità ai corsi e che, dopo neanche tanti anni, sono diventate bravi sommelier, e di altri che addirittura hanno “mollato” il proprio lavoro per intraprenderne un altro legato ovviamente al fantastico mondo del vino. 


Che bello ascoltare queste esperienze, ma soprattutto capire che poi…. in fondo il vino unisce tutti! Basti pensare a noi aspiranti sommelier del primo livello: siamo studenti, medici, insegnanti, impiegati, casalinghe, facciamo cioè lavori che non c’entrano nulla con il vino, eppure ogni lunedì, appena inizia la lezione, diventiamo tutti bravi scolaretti pronti ad appuntare ogni singola parola che esce dalla bocca dei nostri relatori…
La teoria certo serve, ma è soprattutto con tante degustazioni che la bellezza del vino si rivela. 




Quindi cosa aspettiamo a riempiere i nostri bicchieri?



venerdì 25 marzo 2011

COME SI APRE UNA BOTTIGLIA DI SPUMANTE?

Invece che spiegarlo a parole non trovate sia meglio guardare un bel video?

Tra l'altro il protagonista è il nostro delegato AIS di Napoli..... 




METODO CHARMAT ( O MARTINOTTI)

(la  quarta lezione)

Sino alla fine del 1800 l’unico modo per produrre spumanti era il metodo della rifermentazione in bottiglia (e cioè il Metodo Classico), ma nel 1895 l’italiano Federico Martinotti, direttore della Regia Stazione di Asti, ebbe l’idea di realizzare la spumantizzazione in un grande recipiente a tenuta, simile ad un’autoclave.

Qui la domanda sorge spontanea: se è stato Martinotti ad ideare questo nuovo sistema di rifermentazione perché poi il metodo si chiama Charmat? In effetti la storia che lega questi due uomini è simile a quella di Bell e Meucci. Fu Eugène Charmat che intorno al 1910 costruì e brevetto di fatto l’autoclave. Il siccesso dell’impianto fu tale che il metodo prese il nome Charmat, ma è giusto ricordare anche Martinotti che in effetti ebbe l’originale idea.

Come già detto qui, questo metodo permette di ottenere spumanti, spesso dolci, mantenendo i caratteri fruttati ed aromatici delle uve impiegate, così apprezzati nell’Asti e negli altri Moscati, nel Prosecco e nelle Malvasie.

Il metodo Charmat può essere utilizzato anche per la produzione di spumanti secchi, a partire da molti vitigni a bacca bianca e nera, anche quelli impiegati nella produzione di metodo Classico.

Premesso ciò vediamo in cosa consiste praticamente il Metodo Charmat.

Anche in questo caso si parte dall’assemblaggio dei vini-base. Il vino quindi viene chiarificato, refrigerato, per renderlo stabile ed infine filtrato. A questo punto il vino è pronto per essere inserito nelle autoclavi dove è stata preparata la pied de cuve ossia la base di lieviti selezionati con l’aggiunta di zuccheri e di sali minerali.

Inizia la presa di spuma ma in realtà la fase di fermentazione è rapida. Secondo la normativa UE il tempo tra l’inizio della fermentazione e la commercializzazione non può essere inferiore a 30 giorni per gli spumanti più correnti, mentre per quelli VSQ e VSQPRD la permanenza sulle fecce non deve essere inferiore a 80 giorni (ridotti a 30 se l’autoclave è dotata di agitatori); inoltre, il periodo tra l’inizio della rifermentazione e la commercializzazione delle bottiglie non deve essere inferiore a 6 mesi.

Se l’obiettivo è quello di produrre spumanti dolci che caratterizzati uindi aromi primari, quindi si lavora con uve aromatiche, allora la fase di maturazione sulle fecce (nella quale si vengono a formare aromi terziari) sarà ridotta all’osso.
Esiste però anche uno Charmat cosiddetto breve dove la fase di permanenza sulle fecce dura appena 3 mesi. I produttori invece che vogliono ottenere uno spumante con un profumo un po’ più ricco e con sfumature di lieviti, allungano il periodo di permanenza sui lieviti (da 6 a 9 mesi)  e producono così uno spumante definito Charmat lungo, le cui caratteristiche si avvicinano molto a quelle degli spumanti prodotti con metodo Classico. 



Ottenute le caratteristiche desiderate, lo spumante è trasferito in un’altra autoclave tramite un travaso ed una filtrazione, entrambi in condizioni isobariche cioè di sovrappressione, per evitare perdite di anidride carbonica. Lo spumante è quindi stabilizzato a temperatura di refrigerazione, che provoca la cristallizzazione e la precipitazione dei Sali dell’acido tartarico, separati con una seconda filtrazione isobarica. Si passa poi all’imbottigliamento ed alla tappatura, sempre in condizioni isobariche.

mercoledì 16 marzo 2011

LA QUARTA LEZIONE....SPUMEGGIANTE

Accipicchia è passato un mese da quando ho pubblicato il post dedicato alla terza lezione del corso.
Adesso è la volta degli spumanti!!!!!
La lezione mi è molto piaciuta anche perché alla fine, abbiamo accompagnato ai nostri tre spumanti uno spicchio di parmigiano stagionato 36 mesi e due mini crostate di frutta e cioccolato…..e considerando che il corso inizia alle 8pm e che io vado sempre a stomaco vuoto direi che ci stavano proprio bene!!!

Prima o poi creerò anche una pagina tutta concentrata sulle varie degustazioni che facciamo durante il corso…

Buona lettura e mi raccomando il bicchiere sempre pieno…..pronti a svuotarlo …ovviamente!!!








QUALI VITIGNI VENGONO UTILIZZATI PER LA PRODUZIONE DELLO SPUMANTE?

                                                                                                                         (la quarta lezione)

I vitigni  per la produzione dello spumante si dividono in:
  •  Aromatici e Semiaromatici (Moscato bianco o giallo, Malvasie, Prosecco, Gewurztraminer, Brachetto);
  •  Non Aromatici (Chardonnay, Pinot nero, bianco e grigio).

I vitigni aromatici sono quelli nei quali possiamo riscontrare degli aromi primari, cioè degli aromi che, presenti nell’acino, ritroviamo poi nel vino. Sono spumanti elaborati il più delle volte con il Metodo Charmat (o Martinotti) che premia la loro profumata spontaneità.

I vitigni invece più adatti per la produzione di spumanti Metodo Classico sono soprattutto quelli non aromatici. Oltre a quelli sopracitati, altri vitigni impiegati per produrre spumanti metodo Classico sono il verdicchio nelle Marche, il torbato in Sardegna, l’inzolia in Sicilia e altri ancora.